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Le settanta settimane di Daniele
Come riferisce nel nono capitolo del suo libro, Daniele ricevette dall’arcangelo Gabriele una sorprendente profezia che, fra le altre cose, prediceva l’anno in cui Gesù sarebbe stato crocifisso. Era stilata in maniera tale da rendere il suo adempimento ancora più stupefacente del semplice annuncio di una data; dipendeva da avvenimenti che ai tempi di Daniele (intorno al 538 a.C.) dovevano ancora accadere.
Settanta settimane sono stabilite per il tuo popolo e per la tua santa città, per far cessare la trasgressione, per mettere fine al peccato, per espiare l'iniquità, per far venire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. Sappi perciò e intendi che da quando è uscito l'ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme, fino al Messia, il principe, vi saranno sette settimane e altre sessantadue settimane; essa sarà nuovamente ricostruita con piazza e fossato, ma in tempi angosciosi. Dopo le sessantadue settimane il Messia sarà messo a morte e nessuno sarà per lui. E il popolo di un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà con un'inondazione, e fino al termine della guerra sono decretate devastazioni. (Daniele 9,24-26)
“Settimana” è la traduzione di una parola ebraica traslitterata come shabua, che oltre a significare settimana, un periodo di sette giorni, vuole anche dire “sette” o “unità di sette”.
Vediamo ora un brano del capitolo della Genesi in cui si parla del patriarca Giacobbe. Aveva lavorato per sette anni presso suo zio Labano per guadagnarsi il diritto di sposare la figlia minore di lui, Rachele. Labano ingannò Giacobbe, sostituendo nel suo letto, la prima notte di matrimonio, la figlia maggiore Lea. Giacobbe si infuriò, ma Labano insistette che era giusto che la figlia maggiore si sposasse per prima; poi propose a Giacobbe: “Finisci la settimana di questa e ti daremo anche l'altra, per il servizio che presterai da me per altri sette anni”. (Genesi 29,27)
La parola “settimana” in questo brano è la stessa parola shabua usata in Daniele e viene equiparata ad un periodo di sette anni. Possiamo quindi assumere che le “settimane” nella profezia di Daniele 9 possano indicare un periodo di sette anni.
Quando sommiamo le sette settimane e le sessantadue settimane indicate in Daniele 9,25, arriviamo ad un totale di sessantanove settimane. Poi, se moltiplichiamo 69 per 7, arriviamo ad una cifra di 483 anni.
Tenendo in mente questo, dobbiamo ora considerare in che cosa consisteva un anno in termini antichi. Isaac Newton (1642-1721) scrisse:
“Tutte le nazioni, prima che fosse nota la lunghezza esatta dell’anno solare, calcolavano i mesi secondo il corso della luna e gli anni dal ritorno di primavera, estate, autunno e inverno; nel compilare calendari per le loro feste calcolavano un mese lunare di trenta giorni e dodici mesi lunari all’anno, per arrotondamento; da qui, tra l’altro la divisione in 360 gradi dell’eclittica [l'orbita apparente descritta dal Sole intorno alla Terra, durante l'anno]”(da The Coming Prince, di Robert Anderson. Londra: Hodder & Stroughton, 1894). In altre parole, l’anno degli antichi consisteva di 360 giorni.
Troviamo una conferma biblica della lunghezza di quello che viene a volte chiamato “anno profetico” nel libro della Genesi cap. 7 vv.11,24 e cap.8 vv.3-4. Il periodo che va dall’inizio del diluvio biblico ai tempi di Noè fino a quando l’Arca si posò in cima al monte Ararat viene indicato in 150 giorni. Questo periodo inizia il diciassettesimo giorno del secondo mese dell’anno e dura fino al diciassettesimo giorno del settimo mese, un periodo di esattamente cinque mesi. Dividendo 150 per 5 troviamo che un mese consiste di trenta giorni. Di conseguenza dodici mesi di trenta giorni sarebbero 360 giorni.
In Apocalisse 11,2-3, quarantadue mesi corrispondono a 1.260 giorni. Quarantadue mesi equivalgono anche a tre anni e mezzo. Prendendo i 1.260 giorni e dividendoli per 3,5, arriviamo a 360 in un anno.
Neemia era il coppiere del re persiano Artaserse Longimano. Secondo quanto racconta nel secondo capitolo del libro che porta il suo nome, nel ventesimo anno del regno gli fu dato il permesso di soprintendere alla ricostruzione delle mura di Gerusalemme. È stato possibile datare piuttosto precisamente questo avvenimento secondo il nostro calendario grazie ai dati astronomici raccolti negli archivi dell’impero persiano. Il ventesimo anno di regno del re Artaserse, e quindi l’anno in cui viene dato questo ordina di ricostruire Gerusalemme, viene fissato con una certa sicurezza nel 445 a.C. Parecchi altri decreti emanati da Artaserse e dai suoi predecessori avevano già permesso agli Ebrei di ritornare in patria e ricostruire il tempio, ma questo è l’editto che sembra dar loro il permesso di ricostruire le mura della città. Nonostante questo, come si può leggere nel libro di Neemia, questa impresa fu completata nonostante la costante e fastidiosa interferenza dei regni vicini.
Adesso facciamo qualche calcolo. Dobbiamo convertire 483 anni profetici in anni solari. Un anno solare consiste di circa 365 giorni e sei ore.
(483 per 360) diviso 365,25 = 476
Se ora aggiungiamo 476 anni al 445 a.C., arriviamo all’anno 31 d.C. La maggior parte delle fonti indicano il 30 d.C. circa come anno della crocifissione di Gesù, ma secondo alcuni potrebbe essere il 29 d.C. e secondo altri il 33 d.C. Quindi il fatto che il 31 d.C. sia stato indicato cinquecento anni prima nel libro di Daniele come l’anno in cui “il Messia sarà messo a morte”, è una predizione ragguardevole.
Vi sono indicazioni che ai tempi di Gesù gli Ebrei si aspettassero l’arrivo del Messia all’incirca in quel periodo, perché Luca dice che “il popolo era in attesa, e tutti si chiedevano in cuor loro se Giovanni fosse lui il Cristo” (Luca 3,15). Forse il motivo di questa attesa era proprio questa profezia di Daniele?
L’adempimento della prima parte di questa straordinaria profezia ci ispira fede che anche il resto verrà adempiuto altrettanto accuratamente. Perché, come avrete notato, è rimasta una settimana. 70 meno 69 fa uno. Cosa rappresenta e quando arriverà questa ultima settimana? Certamente non fu adempiuta nei sette anni dopo la crocifissione e la risurrezione di Gesù. Come abbiamo indicato nel primo capitolo di questo libro, l’ultima settimana comincia quando l’Anticristo conferma il patto con molti per una settimana. È effettivamente l’ultima settimana, gli ultimi sette anni del dominio dell’Anticristo sulla terra. Finita quella, si adempiranno certamente anche tutte le clausole contenute in Daniele 9,24.
“Settanta settimane sono stabilite per il tuo popolo e per la tua santa città, per far cessare la trasgressione, per mettere fine al peccato, per espiare l'iniquità, per far venire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo” (Daniele 9,24). Gesù è già morto per i nostri peccati alla fine della sessantanovesima settimana e quindi ci siamo riconciliati con Dio. Entro la fine della settantesima settimana la trasgressione del regno dell’Anticristo a Gerusalemme e nel tempio sarà finita anch’essa. La giustizia eterna farà il suo ingresso con l’instaurazione del regno di Dio sulla terra. La visione e la profezia saranno adempiute e sigillate e Gesù riceverà la sua unzione di Re.
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